Lui, la sua chitarra e il pubblico
Giorgio Conte
Mi ritrovo spettatrice di un’epoca musicale, di un uomo e artista che non ho avuto modo di conoscere prima. Ahimè, la vita non sempre può portarci ovunque nei tempi che vorremmo ma di certo sa indicarci la strada quando è il momento. La sensazione era di stare davanti al mio nulla creativo. Ovvero, non avevo emozioni o ricordi da rievocare, sempre artefici delle mie ispirazioni, bensì una pagina bianca e tutto da inventare. Predispormi all’arrivo di qualcosa a me sconosciuto. Questa sensazione si è aggravata nel dover stare ferma, seduta, con la mia cara macchina fotografica in mano e sapere che dovevano uscire degli scatti. Una prigione non potermi muovere, arrampicarmi, … La tentazione di buttarmi ai suoi piedi, sotto all’asta del microfono, era davvero incontenibile! Ma non potevo rischiare di distrarre il pubblico davanti ad un genio artistico come Giorgio Conte che mi ha subito ammaliata e conquistata con i suoi effetti speciali. E così, la cosa più azzardata è stata banalmente salire in piedi sullo sgabello.
Vorrei dire un incontro molto fugace il nostro, appena sfiorato, ma non sono passati inosservati le parole e i suoi gesti teneri e di affetto per le tantissime persone presenti prima di salire sul palcoscenico. In scena l’orologio sembrava scorrere in un altro tempo. Tutti eravamo in quel tempo. Un’ironia spiccata, un’umiltà sempre presente, un’umanità fortemente palpabile, artista indiscusso, delicato, eclettico, fuori dagli schemi, storia della nostra Storia. Vorrei riassumere così questo momento.
Ho dimenticato cosa tenevo tra le mani, lei, l’amica magica la chiamo io. Mi sono lasciata rapire per vivere e sentire ciò che arrivava attimo dopo attimo e nel frattempo… accadeva la magia! Una testimonianza del fatto che non è mai troppo tardi per lasciarci sorprendere. Da qui e solo da qui, accade tutto il resto. Sta nella meraviglia e nelle emozioni il nostro primo sguardo, quello del cuore, quello che Giorgio Conte ha saputo donarmi in questa perfetta Notte d’Autore, nell’intima atmosfera che sempre si vive nello spazio prezioso chiamato Teatro Modus.
A proposito, io e l’asta del microfono un compromesso l’abbiamo trovato!



