Fotografo di Nudo Verona

BREVE COME L’ALBA

Un incontro, in una calda sera d’estate. Tra cari amici, un testo, un racconto, una donna sconosciuta…

Lei oggi è essenza. Ma tra le righe mi ha penetrato il cuore e non me ne sono resa conto finché non ho sentito il desiderio di andarla a cercare.
Dove? – mi chiedevo – Lei non c’è…
Restare in ascolto dona agli occhi nuovi linguaggi, nuove parole che evocano immagini, situazioni, panorami e persone apparentemente non visibili. Questo è stato il mio incontro con Alba Avesini (1948-2003). E l’ho desiderata! Quanto più mi raccontavano di questa donna sfuggente tanto più la volevo incontrare. Nessuna richiesta, nessun incarico commissionato, nessun progetto fotografico, solo un desiderio, quasi un’urgenza, che mi premeva dentro.
Sarebbe arrivato il momento delle foto di scena, con l’incantevole interpretazione di Laura Murari e la magia nel canto e nelle note di Clara Frizzi, ma a questa attesa per l’allestimento dello spettacolo a lei dedicato, si è anteposto il regalo che Enrico de Angelis, suo marito, mi ha concesso: entrare nella vita di Alba, tra le sue cose, un mondo fatato. Con il costante timore di violare un terreno così intimo, ancora intriso di forti emozioni, Enrico mi ha presa per mano portandomi dentro a questa storia di vita che ho ascoltato e immaginato, in un devoto silenzio, nella dolcezza di una voce spezzata da attimi di commozione difficili da non cogliere. E non nascondo il frastuono che ho provato uscendo da casa sua. Un ritorno al futuro che mi disturbava, una quiete interrotta, un passato che non é passato ma un presente pieno. Ho provato la sensazione dell’infinito, del non-tempo. Si chiama “eternità”.

La poetica di un testo scritto da Annino La Posta, l’allestimento dello spettacolo “Breve come l’alba” diretto dal geniale intuito di Andrea Castelletti e quel momento unico rappresentato dalle prove generali in scena hanno quasi chiuso il cerchio di un viaggio emotivo intensissimo, tanto personale quanto condiviso. Laura e Clara hanno ricreato quella favola che ho ascoltato con una tale delicatezza e autenticità e che adesso va solo vissuta. La vita sul palcoscenico, nell’immediatezza che l’esperienza teatrale fa vivere, è tutt’altro che finzione. La grande capacità di chi è in scena è proprio quella di farsi voce e darsi voce, fondere se stesso con un’altra persona, senza la pretesa di imitare l’unicità di ciascuno bensì di farne esperienza pienamente, per evolvere nel nostro cammino, quello di ognuno di noi, su un altro palcoscenico che è la vita, con i suoi inciampi e i suoi applausi.