Fotografo di Nudo Verona

PEGGY GUGGENHEIM DI VENEZIA
SGUARDI IMMAGINALI

La recente esperienza formativa e performativa al Peggy Guggenheim di Venezia è stata un ampliamento di orizzonti immaginali. La connessione interiore, la cecità, l’immaginazione, l’architettura della città eterna. La condivisione e la fusione tra persone, le cose apparentemente elementari che diventano opera, performance, contributo essenziale ad un Tutto più strutturato. A testimoniare ancora una volta che l’arte contamina laddove vi è un sentire profondo e vero, non costruito, cercato e non ricercato. La decostruzione, alla ricerca dell’essenza e dell’essenziale. Le visioni collettive che si sono fuse in un’unica straordinaria e inaspettata opera.
Camminando tra le calli la mia ispirazione è stata una scritta su un muro: L’arte è morta, Venezia è la tomba, divenuta poi un moto di non accettazione allo sguardo dell’incessante, infaticabile, inarrestabile amico Renato. Uomo posseduto, nel vero senso della parola, dalla creatività. Due immagini che si sono sovrapposte ai miei occhi, in netto conflitto, nel tempo di pochi istanti.
Da qui ha preso il senso, il mio senso, di essere lì in quel preciso momento. E’ sempre lo sguardo interiore di sé che forma lo sguardo sul mondo che ci circonda.

E’ la mia personale conferma che un’immagine nasce altrove, non è la spasmodica ricerca di catturare qualcosa di diverso se quel diverso in realtà siamo noi, persone singolari e irripetibili. Lavorare sulla propria persona, sulla propria identità, sul proprio mondo: come in alto, così in basso, come dentro, così fuori, dove ritroviamo la corrispondenza tra il macrocosmo (il mondo esterno, l’universo) e il microcosmo (il mondo interiore, l’individuo). In questo equilibrio noi siamo. Equilibrio mai statico ma messo in continua discussione dalla nostra evoluzione, dalla nostra esperienza di vita, dalle nostre consapevolezze, rinnovate, abbandonate, rivedute. Il diritto e la libertà di scegliere e di cambiare. Il dovere verso noi stessi (e nessun altro) di assecondare il nostro essere e nel contempo la determinazione nonché la forza di affrontare la voce che da dentro ci chiama, spesso confusa nel frastuono intorno a noi, che ci impedisce di sentire davvero e di riconoscerla. Quella voce troppo spesso fraintesa tra le sembianze di limiti, paure, insicurezze, dogmi, omologazioni, ombre. C’è bisogno di fermarsi, c’è bisogno di silenzio, c’è bisogno di ascolto. In tutto questo le fotografie diventano per me la testimonianza del nostro cammino. 

Scrisse Baudelaire agli albori della fotografia:
«La fotografia è pura, nuda realtà. Ma se la realtà invade l’arte senza mediazione alcuna, come può l’arte donare sollievo?
L’arte è il regno dell’inconscio, del sogno. La fotografia straccia questo velo donando all’osservatore un momento reale ed esistenziale che non ha bisogno di interpretazioni, di critiche. Lo scatto appare così com’è, dentro non c’è altro.»

Personalmente osservo nel quotidiano e nel mio approccio allo strumento fotografico l’esatto opposto concetto. Segno di come nel tempo, con l’esperienza, la sperimentazione e la ricerca c’è chi ha indagato un significato più autentico, più umano e per l’appunto interiore per esprimere uno sguardo sul mondo dentro e fuori di sé. Non è forse Arte questa ?
Per contro, l’abuso di questo potente mezzo oggi mi trova d’accordo con quanto affermato da Baudelaire. E ribadisco: l’abuso. Che nulla ha a che vedere con la libera espressione e creatività.

In tutto questo, gli Sguardi Immaginali al Peggy Guggenheim di Venezia hanno contribuito ad arricchire in un modo o nell’altro, direttamente o meno, la visione. Domande, dubbi, sorpresa e curiosità, creazione, non necessariamente con il bisogno di risposte ma di certo con sempre nuove consapevolezze. Sia per chi ha partecipato attivamente al progetto sia per chi ha osservato o si è involontariamente ritrovato nel bel mezzo di qualcosa di inaspettato. Restare aperti all’ascolto… e nulla più.

Un grazie sentito a Ginevra Dolcemare che ci ha condotti in questo viaggio e a tutti gli Architetti Immaginali con cui ho condiviso l’esperienza.